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Lotta allo smog: una svolta anche a livello locale per non rincorrere le emergenze

Mentre a Parigi si è recentemente affrontato il nodo dei cambiamenti climatici, pervenendo ad accordi che possono davvero invertire la china sciagurata imboccata da decenni, le anomalie del clima a livello globale, in Europa e in Italia si sono mostrate in questo mese con particolare evidenza.

Nella gran parte del nostro Paese, dopo mesi caratterizzati da episodi di precipitazioni irregolari e violente, la siccità, le alte temperature e la persistenza della nebbia sono divenute la costante del mese di dicembre, portando ai massimi livelli la presenza di inquinanti con il superamento dei valori soglia oltre i fatidici 35 giorni all’anno in diverse città.

Il problema smog ha quindi assunto il carattere di emergenza, come e più di altre volte in passato e ora, tardivamente, il governo tenta un raccordo tra le diverse Regioni: non si doveva arrivare a questo punto, si doveva agire ponendo in cima alle priorità il potenziamento del trasporto pubblico, rinnovando il parco bus e le dotazioni di convogli ferroviari, l’incentivazione delle forme di mobilità ecocompatibile, l’adeguamento degli impianti di riscaldamento e la riqualificazione energetica degli edifici.

Solo alcuni dati per comprendere quanto si sia colpevolmente fatto molto poco: nel periodo 2012-2014 la legge obiettivo ha destinato il 66% dei finanziamenti a strade e autostrade, il 15% alle metropolitane, il 12% alle ferrovie, il 7% all’alta velocità, si è continuato a lasciare spazio al trasporto delle merci su gomma, a penalizzare i pendolari.

Veniamo a Bologna e alla sua area metropolitana: anche qui gli sforamenti delle PM 10 hanno superato i limiti e si è sfiorata la striscia delle 8 giornate consecutive nel comune capoluogo.

Per quanto si possano giudicare positivamente i provvedimenti di limitazione del traffico nel centro storico e di promozione dell’uso della bicicletta messi in atto dalla giunta in questi anni, scelte sbagliate e ritardi (da noi sempre denunciati) sul piano della mobilità nel bolognese e in regione non portano a fare la differenza in un’area che, su vasta scala, risente delle carenze di investimento nel trasporto su ferro e che è ancora sotto la spada di Damocle della realizzazione del passante Nord e di altre grandi infrastrutture autostradali.

Che fare? Pur criticando la logica del ricorso alle soluzioni emergenziali, riteniamo che la grave situazione determinatasi in questi giorni richieda l’adozione di misure che cerchino di limitare i rischi per la salute e, quindi, anche i blocchi del traffico privato ma solo se adottati in grandi porzioni territoriali; via libera anche ad incentivi all’uso dei mezzi pubblici, alle ordinanze che portino a limitare i consumi del riscaldamento sia nelle abitazioni sia negli esercizi commerciali, troppo spesso attivi in inverno con le porte aperte.

Ma non si aspetti la prossima congiuntura climatica per investire sulla difesa della salute, del territorio e dell’economia: dobbiamo assumere come strategico e salutare per la produzione e per l’occupazione anche nel bolognese un piano di interventi strutturali e a medio-breve termine che si misuri fino in fondo con cambiamenti che sono già in atto e rispetto ai quali ogni ritardo diverrebbe sempre più colpevole.