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Domande rivolte ai candidati sindaco Cazzola e Delbono sul futuro delle aree demaniali dismesse

a cura del Gruppo Percorso Aree Demaniali.

Promotori:

  • VIA EMILIA A COLORI, Enrico Nannetti, Maria Grazia PanzacchiLEGAMBIENTE BOLOGNA   Claudio Dellucca
  • WWF  Bologna, Angelo Michelucci
  • IperPUT, Pietro Tagliati
  • M.U.S.A., Callisto Valmori e Massimo Cavallini
  • ECOLOGISTI ANTICASTA, Sauro Santroni

1°. Lei è d’accordo sul fatto che le Aree Demaniali, considerata la loro estensione a ridosso della città per complessivi 83 ettari, possano rappresentare un fondamentale elemento di riequilibrio e riqualificazione nei nostri Quartieri, oggi spesso già troppo saturati di edificazioni? Dal punto di vista del turismo sarebbe una forte leva di marketing territoriale istituzionale.
Risposta di Delbono:
Le aree ex militari oggetto del programma sopra richiamato hanno caratteristiche diverse: alcuni dei compendi, hanno assunto negli anni un ruolo di centralità e strategicità per la rifunzionalizzazione di ampie porzioni di città; in altri casi, i beni si caratterizzano per le dimensioni modeste, il pessimo stato di conservazione ovvero per la collocazione marginale rispetto agli ambiti di sviluppo urbano. Nel loro insieme costituiscono una grande risorsa per la riqualificazione e lo sviluppo della città. Per promuovere operazioni di rigenerazione urbana e contribuire alla realizzazione della città pubblica (cessione di aree per pubblica utilità, verde pubblica, attrezzature pubbliche, reti infrastrutturali, housing sociale) in stretta connessione con una visione più generale dello sviluppo sostenibile della città di Bologna.
Il Programma unitario di valorizzazione è finalizzato proprio a reinserire nella dinamica della trasformazione urbana immobili di grande rilevanza per le città, per alcune caratteristiche peculiari di consistenza, localizzazione, pregio storico-architettonico o testimoniale, valore sociale ed identitario: immobili la cui restituzione ai rispettivi territori era attesa anche da alcuni decenni.
Tali immobili, già nella sostanza non utilizzati o sottoutilizzati da molti anni, sono stati assunti, per un verso, come un “problema da risolvere”, ma nel contempo come straordinaria opportunità nell’ambito delle politiche di pianificazione e riqualificazione della Città di Bologna.

2°. Lei è orientato ad impegnarsi affinché vengano creati i Laboratori di Urbanistica Partecipata aperti al pubblico per concordare e migliorare la riqualificazione dei territori delle Aree Demaniali? Ciò, sia dal punto di vista della qualità costruttiva degli interventi per canoni ecologici ed estetici, che dal punto di vista delle destinazioni d’uso, che dovrebbe essere a vantaggio del pubblico e della collettività.

Risposta di Delbono:
L’attesa maturata dalla collettività in sede di partecipazione alla formazione degli strumenti urbanistici (in particolare in sede di costruzione del Quadro conoscitivo e del Documento preliminare del nuovo Piano Strutturale Comunale), non deve essere delusa con l’attuazione degli interventi di riqualificazione: poter integrare gli immobili ex militari all’interno della Città, ottenendo servizi, verde pubblico ed, in generale, incrementando la qualità urbana è l’obiettivo di queste trasformazioni.
L’Amministrazione comunale ha già manifestato la ferma determinazione di cogliere le occasioni di sviluppo offerte dalle aree militari dismesse, costruendo un processo di concertazione istituzionale per la condivisione di progetti sostenibili per la Città e in grado di liberare risorse economiche a garanzia della loro effettiva realizzazione.
Queste premesse testimoniano la parte di concertazione e condivisione dei progetti già messa in atto; per proseguire il percorso di costruzione condivisa dei nuovi progetti saranno attivate le più opportune forme di partecipazione, che potranno anche consistere in Laboratori di Urbanistica Partecipata, al fine di precisare meglio i contenuti delle trasformazioni e i benefici pubblici.

3°. Consapevoli del fatto che le risorse sono limitate, vorremmo sapere se Lei è orientato a richiedere un sostegno economico alle fondazioni e alle aziende private, magari riconoscendo loro un corrispondente ritorno d’immagine? Ad esempio un scuola potrebbe essere edificata col contributo di donazione di un pool di imprese, che poi potranno beneficiare in via compensativa di forme di comunicazione dedicate. Dal punto di vista del mondo produttivo locale sarebbe una leva di marketing sociale, con benefici a cascata sia per il territorio che per i lavoratori delle aziende.

Risposta di Delbono:
Forme, anche innovative, di partnership tra pubblico e privato per la realizzazione di nuove dotazioni territoriali ed ecologico ambientali per la città devono essere considerate per l’interesse pubblico che contribuiscono a costruire. La città pubblica si realizza sulla base di un sistema di regole chiare e con il contributo privato. In questo senso proposte come quelle cui si allude nella domanda, peraltro già praticate in situazioni virtuose, possono essere valutate in maniera positiva.